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Futuri infermieri studiano la salute come fenomeno sociale online

Il post che pubblico oggi è una case history raccontata direttamente dal suo protagonista. Federico Monaco è docente a contratto dell’Università di Parma per l’insegnamento di sociologia della salute. Utilizzando semplicemente la piattaforma e-learning dell’università basata sul noto CMS open source Moodle integrato con alcuni gruppi e attività sui social network ha dato vita ad un’interessante sperimentazione didattica che ha coinvolto 160 studenti iscritti al primo anno di scienze infermieristiche. Il corso si chiama #socialnursery e prevede un’attività di blended learning (parte in aula e parte online).

Prima di lasciare la parola a Federico per il racconto delle attività svolte vorrei stimolare i lettori di questo blog affinché interagiscano condividendo le proprie esperienze di formazione online, commentando questo post oppure inviandomi direttamente (piergiovanni.mometto@google.com) il loro racconto.

 


 

Futuri infermieri studiano la salute come fenomeno sociale online

di Federico Monaco

(monaco.federico@gmail.com)

Veniamo subito agli ambienti social:

a) un gruppo facebook permette di postare e condividere argomenti e informazioni relative al corso;

b) il syllabus è disponibile online dove è possibile sfogliarlo come una rivista;

c) una studentessa appassionata di fotografia ha creato di sua iniziativa un profilo su Pinterest che riguarda risorse e suggestioni visuali ispirate al corso;

d) le lezioni in presenza sono trasmesse simultaneamente online in audio e video come live hangout grazie ad un applicativo di Google via youtube dove rimangono archiviate in una playlist;

e) per poter sostenere l’esame di profitto gli studenti devono creare almeno 5 bookmarks con relativi tag di ricerca in un gruppo su DIIGO, ambiente online che permette attività di tagging e social bookmarking.

Il corso è sviluppato su tre tracks, a seconda che l’obiettivo della studentessa o dello studente sia un voto massimo di 20/30, 25/30 o 30/30, quindi prevedendo attività e coinvolgimento necessari commisurati al proprio impegno e velleità.

Organizzato in 5 fasi di graduale coinvolgimento e di collaborazione il corso utilizza i metodi della moderazione e del tutoraggio online sviluppati presso alcune università e istituti oltre che dall’esperienza del docente; il più noto tra questi è il modello a 5 fasi di Gilly Salmon.

Una attività per la track III (quella per accedere alla prova d’esame da 30/30) consiste nella traduzione collaborativa di testi, saggi e risorse multimediali in inglese e francese e la loro pubblicazione nell’ambiente wiki del corso.

Gli studenti devono decidere autonomamente come dividere il carico di lavoro, tradurre e migliorare le pagine dei colleghi in una ottica che supera lo studio individuale e colloca i futuri professionisti in attività di co-working e di problem solving.

E’ stata prevista la compilazione online di tre diari (iniziale, intermedio e finale) da parte dei partecipanti per riportare come si sentono, cosa hanno appreso ed una domanda a risposta multipla completa di quella corretta, inerente ai temi del corso.

Tutte le domande vengono poi incluse in un quiz generale su cui gli studenti possono esercitarsi e da cui saranno estratte le domande del quiz valido per superare la prova d’esame. Last but not least, ognuna delle 5 fasi riguarda un paradigma ed un caso studio. I paradigmi riguardano diversi approcci che si possono avere per studiare fatti ed azioni di carattere sociale.

Per i casi studio sono stati scelte le attività ed esperienze di persone anche direttamente contattabili online:

  • a) un artista digitale ucraino emigrato nel New Jersey che si occupa di visualizzazioni biomediche;
  • b) una infermiera di una UTIC di Parma che sta sviluppando un progetto online per pazienti cardiologici;
  • c) un malato oncologico e Professore della Syracuse University (NY) che ha scritto un libro sulla sua esperienza;
  • d) un ingegnere informatico romano ed esperto del web che ha sviluppato il proprio percorso di cura seguendo la filosofia dell’open source;
  • e) una mamma di Boston che si occupa di criogenia e che ha imposto il co-sleeping al reparto pediatrico dove era ricoverata la sua bambina di un anno. Gli stessi casi studio condividono a loro volta risorse del corso o intervengono nei gruppi social per dialogare con gli studenti.

Ogni fase e momento del corso diventano occasione per monitorare il processo di apprendimento di ciascun studente e il valore nel corso non è rappresentato dal superamento dell’esame, ma da ciò che quotidianamente si è appreso, che problema si è risolto, quale teoria sociologica si è applicata per spiegare un esempio.

Gli studenti inizialmente disorientati da un approccio che premia la fiducia e l’iniziativa si trovano pertanto non a studiare con il fine di apprendere la sociologia, ma ad apprendere direttamente dalla pratica, dai problemi, dai pari e a maturare in modo induttivo collegamenti tra i diversi materiali e proposte nei diversi ambienti di collaborazione.

E’ un approccio certamente sperimentale, ma offrire nel 2015 un testo e lezioni in presenza per rivedersi il giorno dell’esame è sembrato al docente come viaggiare a ritroso nel tempo. Per formare dei professionisti della salute la cui abilità sarà sempre più di comunicare, aggiornarsi e sviluppare percorsi di cura al passo con i ritmi della società e delle tecnologie un corso di Sociologia della salute è stato quindi rivisitato come analisi di casi reali e sociali in un laboratorio online per studenti e docente.

Dal mio punto di vista la lezione universitaria stessa – condivisa simultaneamente online su Youtube – è già un luogo di ricerca sociale e i miei studenti – in aula con laptop, smartphones e tablet accesi e collegati alla rete – sono riconnessi al mondo reale, fatto di problemi da risolvere, risorse da gestire, comunicazione con dei pazienti, informazioni da condividere con i pari, probabilmente dei futuri colleghi. E’ una comunità di pratica che sfrutta le risorse accessibili della rete per apprendere.

Sull’uso di OER (Open Educational Resources) e dei social network per l’apprendimento online il dibattito è comunque aperto. Basti pensare che i MOOCs (Massive Open Online Course) sono proposti dalle università più prestigiose e integrano nei loro corsi contenuti e modalità d’apprendimento gratuite. Rimane anche aperta la questione sulla qualità e la valutazione dei MOOC, e la cosa dovrebbe portare tra le sue conseguenze il riconsiderare i canoni e le categorie per misurare la qualità di corsi e lauree conseguite nei modi più tradizionali. Al tempo stesso e per il sesto anno Twitter è stato reputato da un panel internazionale di esperti il primo learning tool al mondo. In un mondo che utilizza la rete per ogni forma di attività -ad esempio commerciali, del tempo libero, per la ricerca e le azioni di solidarietà- cosa vuol dire oggi apprendere online?

Certamente conoscere sulla rete implica l’apprendimento tra pari e con il termine Peeragogy il decano delle comunità virtuali Howard Rheingold intende proprio questo. Altro concetto in voga è quello di “comunità di pratica” di Etienne Wenger che ribalta il senso sociale organizzativo e dell’apprendimento da gerarchico ad organico e da formale a spontaneo.

Sono questi i presupposti a cui si è ispirato il corso in presenza ed online nella formula di non proporre contenuti da apprendere con lo studio, ma di sperimentare in un laboratorio sempre aperto e attivo fenomeni di condivisione e di sviluppo di risorse, concetti e strumenti utili alle professioni della salute che nel futuro saranno sempre più rivolte alla dimensione sanitaria ed assistenziale come realtà in cui i pazienti saranno anche utenti di servizi online e partecipanti attivi dei percorsi di salute e di cura.