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A scuola con le nuove tecnologie: cosa ne pensano i genitori italiani

I genitori italiani sono favorevoli all’utilizzo di strumenti didattici online perché pensano che questo possa migliorare le performance scolastiche dei loro ragazzi, migliorare la conoscenza delle lingue e aiutarli ad affrontare con maggiore consapevolezza il mondo del lavoro, ma sono anche fortemente preoccupati per la privacy dei loro ragazzi. Sono queste in sintesi le conclusioni di uno studio condotto tramite un sondaggio online su un campione di 500 genitori rappresentativo della popolazione scolastica italiana. La ricerca è stata realizzata dalla società di consulenza internazionale Brunswick Insight e commissionata da SafeGov.org, un forum online per i provider di servizi IT e i principali esperti del settore che promuove soluzioni sicure e responsabili di cloud computing per il settore pubblico.

Ma ecco i dati più rilevanti del rapporto presentato mercoledì 25 giugno a Roma presso la sala conferenze di Piazza di Monte Citorio nel corso del convegno “scuole italiane tra le nuvole. Proteggere gli studenti nell’era del cloud computer” organizzato da SafeGov e dall’Istituto Italiano per la Privacy e la Sicurezza dei Dati.

I vantaggi della rete. Tra le conseguenze positive della adozione delle nuove tecnologie nella scuola i genitori italiani annoverano la migliore conoscenza delle lingue straniere (64%), l’acquisizione delle competenze necessarie per lavorare e vivere nell’era digitale (55%), l’acquisizione di metacompetenze (creatività, problem solving, pensiero critico, ecc.) (54%), il miglioramento delle conoscenze e del rendimento scolastico (con percentuali oscillanti per le varie voci dal 44 al 54%).

Le preoccupazioni. Nonostante questo sentiment generalmente positivo verso l’adozione delle nuove tecnologie nella scuola i genitori sono preoccupati per l’uso improprio delle pratiche di creazione di profili e di monitoraggio delle attività online dei propri figli a scuola. Le attività di data mining che vengono svolte dalle società private ai fini della targettizzazione del messaggio pubblicitario vedono la massiccia contrarietà da parte dei genitori in una percentuale che – stando ai dati del sondaggio – aumenta quanto più i genitori sono di giovane età (quindi presumibilmente anch’essi utilizzatori dei social network). Particolare interessante: dopo che i genitori sono stati adeguatamente e correttamente informati sul funzionamento di queste queste pratiche di monitoraggio la loro preoccupazione si incrementa in modo significativo..

Che fare? Sul fronte delle risposte a questo problema, anche se la stragrande maggioranza degli intervistati (88%) si è dichiarata disposta ad attivarsi in prima persona intervenendo direttamente ad esempio parlando a riunioni di genitori e cittadini o telefonando alla scuola, se le società di Internet monitorassero l’e-mail e i siti visitati sul web da suo figlio per inviare pubblicità su Internet, la tendenza è tuttavia quella di delegare la soluzione e le attività di controllo alle istituzioni (la scuola (77%) e lo Stato (26%)in particolare.

Il sondaggio Cosa pensano i genitori italiani dell’uso della tecnologia a scuola.