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Scuola e nuove tecnologie, pubblicato il nuovo rapporto di Net children go mobile

La ricerca sull’uso di internet da parte dei bambini e dei ragazzi in sei paesi europei, coordinata per l’Italia da Giovanna Mascheroni dell’Università Cattolica di Milano, conferma i ritardi del nostro Paese nella adozione delle nuove tecnologie nella scuola e fa emergere in maniera preoccupante un ulteriore gap che riguarda lo scarso coinvolgimento della nostra classe docente.

Sono stati pubblicati in questi giorni i risultati dell’ultimo rapporto elaborato nell’ambito del progetto di ricerca Net children go mobile che intende studiare il modo in cui i più giovani si rapportano con le nuove tecnologie indagando le opportunità e i rischi online attraverso l’integrazione di una metodologia quantitativa e qualitativa. La ricerca è particolarmente attenta a valutare come il cambiamento delle condizioni dell’accesso e dell’uso di internet comportino più o meno rischi per la sicurezza online dei bambini. Il progetto è finanziato dal Safer Internet Programme della Commissione Europea.

Ad oggi sono sette i paesi che partecipano alla ricerca: Regno Unito, Romania, Danimarca, Italia, Irlanda, Belgio e Portogallo. Questi ultimi due paesi hanno aderito di recente e i nuovi dati pubblicati in questi giorni sono i primi della serie che comprendono anche loro.

Lo studio è basato sulle risposte fornite da 3.500 ragazzi tra i 9 e i 16 anni, provenienti dai paesi partecipanti. Referente della ricerca per il nostro paese è il “Centro di ricerca sui media e la comunicazione” istituito nel nel 1994 dall’Università Cattolica del Sacro Cuore allo scopo di condurre ricerca teorica e applicata nel campo del sistema dei media e dell’industria culturale italiana.

L’indagine, naturalmente, si occupa anche di analizzare l’impatto della tecnologia mobile (in termini di rischi e opportunità) anche nel contesto scolastico. Al fine di fornire un quadro di come gli insegnanti e le scuole possono mediare l’uso di internet da parte dei bambini il team di Net Children go mobile ha approfondito in particolare due aspetti: la diffusione della rete wifi a banda larga negli istituti scolastici e le normative nazionali in materia di utilizzo dei device tecnologici nelle classi. Si cerca insomma di evidenziare quale sia l’atteggiamento nei confronti delle nuove tecnologie dei diversi sistemi scolastici nazionali nel loro complesso: dalle istituzioni scolastiche, agli insegnanti; dalla politica alle famiglie.

Dall’indagine emerge come quasi un quarto delle scuole (22%) nei paesi oggetto di indagine sia ancora priva di copertura wifi, un dato che cresce notevolmente se si considerano le scuole primarie. Anche la politica scolastica nei confronti dell’utilizzo della rete a scuola non ha ancora assunto un percorso condiviso. Infatti un terzo all’incirca degli istituti coperti dalla connessione wireless a banda larga non consente tuttavia agli studenti di accedere alla rete, mentre circa il 40% consente un accesso controllato. Sono meno del 20% le scuole che pure avendo una buona copertura di rete consentono ai loro studenti un accesso libero e senza controlli. Se poi però andiamo a vedere i dati paese per paese allora emergono importanti differenze. Sono i bambini danesi, infatti, quelli che hanno un accesso non condizionato alla rete (92%), a seguire il Portogallo (72%), il Regno Unito (59%) e via via gli altri. Naturalmente è l’Italia che con il 28% chiude questa classifica.

Anche per quanto riguarda l’utilizzo dello smartphone in classe l’Italia si classifica nelle posizioni di coda. Secondo i dati della ricerca, infatti, solo nel 26% delle scuole italiane è consentito l’utilizzo degli smartphone senza limitazioni (2%) o con qualche limitazione (24%).

La ricerca analizza anche il ruolo giocato dagli insegnanti in particolare come mediatori nell’utilizzo delle nuove tecnologie in classe. Emerge così che il 61% degli insegnanti ha stabilito specifiche regole interne alla classe per l’utilizzo dei device digitali. Molto alta (54%) anche la percentuale di quei docenti che assistono personalmente gli studenti nelle loro ricerche sul web e che si preoccupano di allertare i ragazzi sui problemi connessi alla sicurezza e alla tutela della privacy.

Sono gli insegnanti italiani – purtroppo – quelli che da questa ricerca risultano i meno attivi nella attività di mediazione nelle classi. Lo fanno solo nel 44% dei casi, un dato che è preoccupante non tanto per la posizione in fondo alla classica ma soprattutto per il distacco abissale (22 punti percentuali) che ci separa dal penultimo paese di questa classifica ovvero la Romania.

Anche per quanto concerne la possibilità di usare nelle classi il proprio telefono cellulare vi sono importanti differenze da paese a paese. Ad esempio non possono usare il proprio cellulare a scuola l’87% dei bambini irlandesi, il 74% degli italiani e il 70% dei belgi, mentre all’opposto il 70% dei danesi e il 63% dei portoghesi lo possono fare.

Il testo integrale del report può essere scaricato qui.
Potete trovare alcuni dei dati principali sul infografica appena pressato, e scaricare il report completo qui.