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Dal MIUR arriva la stroncatura per le università telematiche italiane

E' stata resa nota in questi giorni la relazione prodotta dalla Commissione di studio istituita dal MIUR nel giugno scorso con la finalità di analizzare le questioni afferenti alle università telematiche e formulare proposte volte a tutelare la qualità dell’offerta formativa.

La Commissione è formata da Stefano Liebman (Bocconi), Marco Mancini (ex Presidente CRUI) e Marcella Gargano (Vice Capo di Gabinetto del MIUR). Il lavoro della commissione rileva prima di tutto come le università telematiche italiane non godano di buona salute. Negli ultimi due anni, dopo trend in continua crescita a partire dal 2004 con il suo culmine nel 2010, si registra un brusco calo delle immatricolazioni (che passano da 6.641 a 2420) e dei laureati (da 4.813 a 1.219) accompagnato da persistenti dubbi sulla qualità stessa dei servizi offerti.

Basti per questo un solo dato. Per l'anno accademico 2013-2014 otto università telematiche autorizzate ad operare in Italia (su un totale di 11) hanno chiesto l'accreditamento per 49 nuovi corsi di laurea. Bene l'Anvur, ovvero l'Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca, ha dato in prima battuta parere positico solamente sui due corsi presentati dalla Universitas Mercatorum esprimendo parere negativo per tutti gli altri. La scadente definizione dei piani didattici, la poca chiarezza sugli obiettivi formativi, il numero insufficiente di docenti e tutor e una attività di ricerca praticamente inesistente, le motivazioni adotte per le 47 bocciature.  Ci penseranno poi i vari tribunali amministrativi ai quali le università hanno fatto ricorso a riammettere una buona parte dei corsi di laurea, senza entrare tuttavia nel merito dei presupposti didattici, ma rimane il fatto in sé: la proposta formativa delle università telematiche italiane – salvo rarissime eccezioni – non è degna di questo nome per gli esperti dell'ente incaricato di valutare la qualità dei servizi offerti dalle università italiane.

Entrando più nel dettaglio la Commissione rileva anche come i criteri stabiliti dal Comitato di esperti che hanno consentito l’istituzione delle prime università telematiche risultino gravemente deficitari rispetto ai criteri di accreditamento per le università telematiche elaborati successivamente dal CNVSU (il Comitato Nazionale per la Valutazione del Sistema Universitario) nell'ottobre del 2005, che hanno definito con maggiore puntualità e rigore i requisiti organizzativi e strumentali necessari per ottenere l’accreditamento. Ma se questo è vero allora se ne deve concludere che, in mancanza di un aggiornamento dei requisiti, le università autorizzate prima del 2005 stiano operando in regime di quantomeno sospetta legalità?

Concludendo la Commissione formula tre proposte per migliorare il sistema: rendere omogenea la disciplina relativa alle Università telematiche rispetto a quella vigente in materia di Università tradizionali; imporre il soddisfacimento dei requisiti quantitativi relativi al personale docente e introdurre l'obbligo a svolgere attività di ricerca. La commissione indica anche gli strumenti da utilizzare per raggiungere questi obiettivi: una delega al ministero competente per il riordino della
farraginosa normativa attuale e l'adozione del regolamento previsto dall’art.2, comma 148, del D.L. n. 262 del 2006 e finora mai attuato.

In reatà è sul senso stesso di università telematica che varrebbe la pena di aprire un ragionamento.  Il risultato di una azione di questo tipo avrebbe un impatto salutare su tutto il sistema. Probabilmente la maggior parte delle università telematiche italiane che fino ad oggi si sono dimostrate dei semplici "dottorifici" uscirebbe dal mercato lasciando il campo alle uniche tre o quattro che hanno dimostrato fino ad ora di funzionare veramente oppure sarebbe costretta a compiere un importante processo di aggiornamento. Si aprirebbe così un positivo processo di concorrenza che potrebbe portare a migliorare anche l'offerta formativa online del sistema universitario pubblico.

Come emerge dai dati presentati nel rapporto infatti due delle principali università telematiche italiane la Unicusano e la ECampus hanno subito una riduzione delle iscrizioni molto meno accentuata rispetto alla media, mentre la più importante università telematica italiana la UniMarconi ha addirittura aumentato seppure di poco il numero di iscritti negli ultimi due anni.

Quindi il mercato ha già fatto la sua scelta. Al legistatore ora il compito di lasciare che completi il suo lavoro.