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Le tecnologie rendono i ragazzi meno intelligenti?

Wired Italia pubblica la traduzione di un articolo di Tom Cheshire, associate editor di Wired UK, che affronta il discusso tema del rapporto tra ragazzi e nuove tecnologie dell'informazione e il modo in cui queste ultime modificano i processi di apprendimento. In mancanza di una solida base di ricerca oggi hanno campo entrambe le ipotesi contrapposte, ovvero quella dei detrattori secondo i quali le nuove tecnologie e in particolare i social network favoriscono un modello comportamentale che rende impossibile la concentrazione e la riflessione mentre c'è chi invece sostiene che il problema non sono le tecnologie e social network in sé che depotenziano le capacità di apprendimento ma se sono utilizzate in modo sbagliato o corretto. Cheshire, dopo avere ampiamente discusso le due posizioni presentando studi e analisi a sostegno di entrambe,  proponde più per la seconda ipotesi. Il vero problema, dice nella sostanza, risiede nella nostra incapacità di valutare correttamente gli effetti positivi delle nuove tecnologie sui più giovani. E dunque si tratta di un problema fondamentalmente di tipo culturale. Il punto dunque per Cheshire non è di far uscire le tecnologie dalla vita dei ragazzi o di centellinare e contingentare tempi di utilizzo. Semmai gli adulti si devono impegnare per introdurre il più possibile le "tecnologie digitali nel cuore dell’istruzione, in modi che siano adeguati all’uso che i ragazzini fanno dei media digitali, così i giovanissimi capiranno come sfruttarli al meglio".