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L’eLearning medicina contro la crisi

Man mano che la disoccupazione  cresce e la crisi economica non
accenna a rallentare la sua presa sul sistema produttivo un numero
sempre crescente di persone sta pensando seriamente di riqualificare le
proprie conoscenze e le proprie capacità professionali sfruttando in particolare i
vantaggi forniti dalle tante proposte formative a distanza. Così sta
accadendo in particolare negli Stati Uniti dove la prospettiva di una
laurea online (molto meno costosa di quella tradizionale) e ottenibile anche continuando a lavorare rappresenta
una valida scelta alternativa in particolare per chi oggi è privo di
una istruzione superiore e desidera presentarsi sul mercato del lavoro,
una volta terminata la crisi, con tutte le carte in regola per poter
rispondere ai nuovi bisogni occupazionali.

Certo questo è
abbastanza semplice negli Stati Uniti (oppure per chi conosce l'inglese).
Negli USA infatti le principali e più prestigiose università 
stanno offrendo delle validissime proposte formative (in molti casi
anche gratuite). Ma nel nostro paese chi dovrebbe farsi carico di
svolgere questo ruolo di agevolatore della "ricoversione" professionale
dei lavoratori espulsi dal sistema produttivo a causa della crisi?
Forse le nostre università telematiche?  Queste ultime  nei fatti non
si sono rivelate altro che l'ennesima occasione per i soliti furbi di
spillare denaro pubblico creando dei veri e propri diplomifici a
catena, tanto da costringere il ministro Mussi non appena insediato a congelare l'apertura di nuove facoltà
. E non sembra – per fortuna – che il nuovo governo e il ministro
Gelmini in particolare siano propensi a ritornare su questa decisione
ed a riprendere la folle corsa  alle convenzioni più assurde e il
diluvio di «lauree sprint» [come le ha chiamate Gian Antonio Stella in un suo articolo sul Corriere Della Sera – che hanno contrassegnato gli anni
precedenti all'ultimo  governo Prodi, una nefasta realtà per altro cosi ben descritta da
Aliberti, Casiillo e Moretti nel libro Come ti erudisco il pupo, uscito nel 2007 per i tipi di Ediesse.   La Gelmini infatti, confermando sostanzialmente  quanto stabilito dall’art. 2, comma 148, del decreto legge 3 ottobre 2006, n. 262 (quello di Mussi),  
ha più volte dichiarato che il primo passaggio da compiere prima di
autorizzare nuove facoltà telematiche  è quello rendere più stringenti
i criteri di accreditamento. Il che significa che le regole vanno riviste.

Le università, dal
canto loro, stanno offrendo  in numero sempre maggiore  proposte di elearning che riguardano, nella maggior parte dei
casi, singoli corsi, ma si tratta in ogni caso di un'offerta non
coordinata e comunque destinata ai soli studenti iscrittti agli atenei. Niente a
che vedere ad esempio, con quanto sta facendo il prestigioso MIT con
l'iniziativa Open courseware.  In realtà nel nostro paese ad oltre dieci anni dall''uscita delle prime proposte formative universitarie online, i contenuti disponibili su web non mancherebbero. Quello che manca semmai è una iniziativa in grado di proporre una offerta ragionata, un panorama complessivo delle possibilità a disposizione degli studenti che non solo fornisca la semplice indicazione dell'esistenza di questo o di quel corso, cosa che già fa il database OFF del  Miur sull'offerta formativa nazionale (dove però non è possibile selezionare i corsi online dagli altri), ma che svolga sia una attività di selezione sulla qualità della proposta formativa sia un compito di "tutoraggio" nei confronti del discente, orientandolo verso le soluzioni più adatte. Insomma manca in Italia una iniziativa paragonabile al portale Educational Portal  che offre esattamente tutto questo ai cittadini americani.

Il suo equivalente italiano o meglio il frutto di un'idea molto simile a quella che ha portato negli Stati Uniti alla alla realizzazione di Educational Portal, in realtà, ci sarebbe già in rete. Mi riferisco all'Osservatorio sull'elearning realizzato dalla Conferenza dei rettori (Crui) e da Opera Multimedia, tristemente fermo con gli ultimi aggiornamenti all'inizio del 2007.

Il ruolo della formazione professionale e in particolare dell'adeguamento delle competenze di chi già lavora  tornerà inevitabilmente al centro dell'attenzione della grande politica perché una buona politica che favorisca veramente l'aggiornamento  delle competenze dei cittadini è l'unica risposta possibile che i governi possono dare alla crisi.  E ce lo conferma con le sue parole anche il presidente francese Sarkozy nell'intervista pubblicata oggi sulla stampa online che ricorda i provvedimenti annunciati la scorsa settimana: "importanti misure di sostegno per i nostri compatrioti che risentono maggiormente di questa situazione: penso a chi ha perduto il posto di lavoro o è finito in cassa integrazione, o a chi ha una formazione che non è più adeguata al mondo del lavoro di oggi, in particolare ai giovani."

Oggi più che mai dunque anche l'Italia ha bisogno di una azione politica che favorisca la trasmissione di sapere dalle università  e dai centri di produzione della conoscenza verso tutti quei cittadini che si trovanio nella necessità di riqualificare il proprio bagaglio educativo senza doverli costringere a pagare onerose iscrizioni, di una politica che promuova un vero sistema di aggiornamento permanente dei cittadini che promuova in altri termini un vero sistema economico basato sulla conoscenza.