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Com’è lontana Lisbona

L’ISFOL mette a disposizione un conciso riassunto del rapporto 2008 dedicato all’analisi del mercato del lavoro e della formazione professionale. I punti salienti del rapporto: se l’intera Europa è in ritardo nel percorso per raggiungere gli obiettivi fissati a Lisbona per il 2010 oramai alle porte il ritardo del nostro paese è ancora più clamoroso. Naturalmente i punti critici delal situazione italiana sono facilente individuabili e noti da tempo: la mancanza di un sistema di tutele in grado di accompagnare la flessibilità introdotta dai nuovi contratti di lavoro; le differenti performance delle diverse aree geografiche del paese; il persistere di un ampio divario di genere. Inoltre, rispetto alla situazione europea, sembra emergere una ulteriore difficoltà del sistema Italia nell’individuare i punti di maggiore criticità del sistema educativo. Infatti mentre nel resto d’Europa gli interventi effettuati attraverso i fondi strutturali dell’Unione Europea tendono sempre di più a concentrarsi su obiettivi specifici, i bandi italiani restano volutamente vaghi e rivolti ad una molteplicità di obiettivi che non contribuiscono certo a renderli maggiormente efficaci. Altro punto dolente sul quale non si sono di certo fatto progressi nel 2007 (il periodo di rifermento del rapporto) è quello dei servizi all’infanzia. Infatti se i parametri di Lisbona  prevedono chegli Stati membri offrano servizi all’infanzia al 33% dei bambini di età compresa tra 0 e 3 anni, l’Italia offre questi servizi a meno del 10%. In tema di istruzione e formazione la lettura dei dati mostra ancora una volta un problema di dispersione scolastica che non accenna a calare. Ciò è vero non solo per il segmento iniziale ma anche per il post-obbligo. Si confermano, inoltre, le notevoli carenze della partecipazione degli adulti ai processi di formazione, sempre troppo bassa rispetto ai parametri di Lisbona.

"Ecco in dettaglio il confronto fra la situazione dell’Italia e dell’Europa nel cammino verso i traguardi fisati a Lisbona per il 2010:
– almeno l’85% dei ventiduenni nell’Unione europea dovrebbero aver completato l’istruzione
secondaria superiore: Italia 76,3%, UE 78,1%;
– il valore medio di persone che lasciano la scuola precocemente non dovrebbe superare
il 10%: Italia 19,3%, UE 14,8%;
– il livello medio nella partecipazione alle attività di apprendimento lungo tutto l’arco
della vita dovrebbe essere pari almeno al 12,5% della popolazione in età da lavoro, vale
a dire tra i 25-64enni: Italia 6,2%, UE 9,7%;
– la percentuale di studenti quindicenni con al più il primo livello di competenza in lettura
deve essere ridotto del 20% rispetto ai valori del 2000: si passa dal 18,9% al 26,4%
per l’Italia, dal 21,3% al 24,1% per l’intera Unione europea."

La sistesi del rapporto.