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Facebook a scuola: più un rischio o una opportunità?

Mentre in Italia si discute sulle  conseguenze più o meno spiacevoli che un utilizzo poco attento dei social network  può avere sulla vita privata dei cittadini e si segnalano da più parti prese di posizione critiche nei confronti di questi nuovi strumenti di comunicazione, negli Stati Uniti  si sta dando vita ad una discussione seria e pacata  sul ruolo che strumenti di comunicazione come Facebook possono avere all’interno della scuola. Anche qui, tuttavia,  l’aspetto su cui si concentrano principalmente le posizioni di chi è scettico nei confronti dei social network  riguarda la tipologia di rapporti / relazioni che insegnanti e docenti possono instaurare fra di loro in un ambiente decisamente informale  e poco propenso a riconoscere a chi vi partecipa, prerogative connesse ai ruoli sociali acquisiti.  Un p0′ di tempo fa avevo dato notizia dell’iniziativa intrapresa da una scuola americana che aveva vietato espresssamente ai propri insegnanti di contattare gli alunni della stessa scuola all’interno di Facebook poiché le relazioni estremamente paritarie che si instaurano in un social network potevano mettere in crisi l’autorità degli insegnanti e compromettere i risultati dell’insegnamento. Il problema, con il diffondersi, dell’utilizzo di luoghi di socializzazione come Facebook  e Myspace presso  tutte le fasce di età (non si tratta più di una prerogativa esclusivamente giovanile) sta diventando generale e si sente sempre più pressante il bisogno da parte degli istituti scolastici  di stabilire delle  norme di comportamento per gli insegnanti, di vere e proprie policy che definiscano i contorni sia delle tipologie di rapporti interpersonali fra docenti e allievi sia l’utilizzo didattico che può essere fatto di strumenti di questo genere.  D’altro canto gli insegnanti vedono nei social network il luogo / strumento ideale dove poter aprire un dialogo   con i ragazzi.  Che cosa c’è di più efficace, dal punto di vista  didattico, sostengono i docenti che  usare per insegnare degli strumenti con cui i ragazzi hanno una  familiarità estrema (e certamente una confidenza ben maggiore rispetto a quella che possono avere  con gli strumenti tradizonali  della trasmissione del sapere) .

Un articolo su eSchool news riporta con completezza  i termini di questo dibattito.