e.learning e terza età: la sfida in più dell'Italia
Mentre l'Unione Europea nel suo complesso è tutta tesa (con risultati più o meno soddisfacenti) verso il raggiungimento degli obiettivi fissati a Lisbona nel marzo del 2000 (migliorare il livello di istruzione dei cittadini europei in età lavorativa per fare dell'Unione una società basata sulla conoscenza) l'Italia si trova però di fronte ad una sfida ulteriore, quella rappresentata da un tasso di invecchiamento della propria popolazione che sta procedendo a velocità ben più marcata rispetto al resto del Continente.
Ma che centra l'e.learning con tutto questo? A spiegarcelo è Elio Mantovani di E.M.&M. (società di consulenza attiva nel settore farmaceutico) nella sua relazione introduttiva al workshop per la presentazione dei primi risultati del programma eLSe (eLearning for Seniors) finanziato dalla Commissione Europea nell'ambito del programma Socrates che si tenuto ieri (10 luglio) presso l'Acceleratore d’Impresa del Politecnico di Milano.
Mantovani parte da un presupposto scentifico. Per far si che la popolazione degli ultra sessantacinquenni (che ben presto arriverà ad essere la fascia di età più numerosa nella nostra società) non diventi un peso enorme per la parte produttiva del nostro paese è necessario operare affinché gli anziani assumano un ruolo più attivo e partecipato. In altre parole bisogna rompere, laddove si verificano, le situazioni di isolamento e favorire il reinserimento degli anziani nel tessuto sociale e in questo processo le nuove tecnologie e in particolare l'e.learning possono svolgere un ruolo fondamentale.
Non si parla dunque, per quanto concerne la terza età, di apprendimento al fine di migliorare la conoscenza e le capacità lavorative ma di apprendimento al fine di favorire la socialità e di generare situazioni di interesse intellettuale e di benessere che siutano a far coincidere il tempo della vita attiva di una persona con l'intero arco della sua vita biologica. Per questo è però necessario, prosegue Mantovani, che i progettisti di contenuti formativi diano una mano portando nel settore tutta la loro esperienza. Quello che serve è innanzi tutto un ambiente e.learning accessibile (con poche funzioni in modo da non generare confusione) e con contenuti semplificati, linerari e continue ripetizioni dei concetti chiave (l'anziano tende a dimenticare le informazioni recenti). Servono anche (e moltissimo) gli ambienti di confronto e di condivisione online (ma anche in questo caso vanno riprogettati in maniera più semplificata).
I contenuti da proporre naturalmente possono essere quelli delle conoscenze di base per l'utilizzo dei nuovi media (è il caso ad esempio dei corsi realizzati per il progetto eLse), ma nulla vieta che non si possano proporre anche dei contenuti con rissvolti molto pratici (ad esempio sull'utilizzo dei portali della pubblica amministrrazione, oppure dei siti web delle municipalizzate e così via) e neppure vanno tralasciati i risvolti ludici in quanto il gioco, anche per gli anziani - e forse soprattutto per gli anziani - si rivela sempre di più come una modalità estremamente efficace per affrontare qualsiasi problema di apprendimento. E' interessante a questo proposito il suggerimento pervenuto dagli stessi anziani (un gruppo inglese ed uno tedesco) protagonisti della sperimentazione condotta tramite eLse: la maggioranza di loro, nel questionario dedicato ad individuare quali contenuti avrebbero voluto approfondire in una eventale riedizione dell'iniziativa, ha segnalato la voce 'grafica e trattamento delle immagini', probabilmente per poter avere migliorio possibilità di utilizzo della propria fotocamera digitale.
Insomma quello dell'utilizzo delle nuove tecnologie per la formazione e il miglioramento della vita sociale degli anziani è un problema che dovrebbe ricevere maggiore attenzione da parte del legislatore (che dovrebbe concepire un intervento politico più organico rispetto a quanto viene fatto finora); da parte degli specialisti dell'elearning e della formazione (che dovrebbero realizzare dei prodotti più adatti a questo tipo di pubblico); e infine anche da parte delle organizzazioni sindacali, che oggi rappresentano la struttura organizzativa più vicina ai reali bisogni di tanti milioni di pensionati italiani.
Il sito del progetto eLse.
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