Piergiovanni Mometto -

03/07/08

La teleconferenza è sempre meno virtuale

Hewlett-Packard e Dreamworks hanno sviluppato un nuovo sistema per le video conferenze che stando a quanto dìchiarato dalle due società è in grado di baypassare i noiosi momenti di latenza nell'invio delle comunicazioni che possono disturbare e rendere surreali e poco efficaci le esperienze di videoconferenza
Il prodotto, di cui è stata rilasciata ad inizio settimana una prima versione si chiama
Halo Collaboration Studio e consiste in un sistema di tv al plasma, video camere e dei microfoni accuratamente posizionati che consentono a due gruppi composti al massimo da sei persone di  condurre incontri a distanza in due diverse sedi. Progettato da  Dreamworks come risposta alle preoccupazioni generate dagli attacchi alle Torri Gemelle di New York  l'11 di settembre 2001, Halo consente ai partecipanti agli incontri di avere un contatto visivo e contemporaneamente di scambiare files e documenti, di "alzare" la voce per farsi ascoltare e sembra ricostruire in tutto e per tutto le sensazioni tipiche di un incontro fra più persone.

Halo, che richiede una
quantità minima di banda pari a 45 Mbps per funzionare, è stato progettato in primo luogo come strumento al servizio di grandi aziende che hanno spesso l'esigenza di incontri al massimo livello fra manager di diversi paesi.  Il prodotto infatti, almeno nella sua versione iniziale non è per tutte le tasche in quanto il costo per l'installazione delle due stanze collegate è di 550mila dollari. Maggiori informazioni su Halo.

Un altro nuovo prodotto molto simile ad Halo con le stesse caratteristiche di rendere il più possibile "reali" le esperienze di video conferenza è stato proposto in questi giorni anche da Cisco che ha rilasciato la versione 3000 di Cisco Telepresence.

Cisco TelePresence 3000, prevede tre schermi al plasma e un sistema audio direzionale  ed è stata  progettata anch'essa  per poter supportare  una riunione con 6 persone per sala, creando un "tavolo virtuale" di 12 partecipanti divisi tra due sedi.

Su YouTube è possibile vedere una presentazione del prodotto condotta da John Chambers, Ceo di Cisco.

Questa tecnologia non è certamente alla portata di tutte le tasche, ma potrebbe rivelarsi in futuro uno strumento molto utile per le università e per i centri di ricerca.

Formazione professionale, cosa non funziona nel modello lombardo

In regione Lombardia una brusca riduzione del valore assegnato alla dote formativa (vale a dire al valore finanziario dell'assegno riconosciuto agli studenti che scelgono di frequentare i corsi triennali di qualifica e che servono per pagare gli istituti di formazione professionale che organizzano i corsi) sta rischiando di mettere in crisi l'intero sistema della  formazione professionale, costringendo gli enti a ridurre gli stipendi, licenziare dipendenti e a ricorrere a rapporti di lavoro sempre più precari, con grave pregiudizio anche per la qualità dei corsi.   Le doti decise dalla Regione Lombardia infatti  sono le più basse d'Italia (appena la metà rispetto a quelle attribuite da altre).  Va da sé che organizzare e gestire  un anno di corso con un finanziamento di 90.000 euro per 20 allievi obbliga gli Enti di formazione a cospicui tagli dei costi . E' quanto viene sostenuto il questo articolo  pubblicato su Orizzontescuola.it  dove si analizzano nel dettaglio le diverse carenze di impostazione del sistema voluto dalla  regione Lombardia.
 

30/06/08

L'Europa pensa in piccolo. Finalmente.

Sgravi fiscali, aiuti all'export, sostegno alla  formazione, meno burocrazia. Queste in breve  le   promesse che l''Unione Europea ha formulato all'indirizzo delle  piccole e medie imprese dei paesi membri.

La Commissione UE  ha licenziato lo scorso 26 giugno l'Atto sulle piccole imprese per l'Europa (API).  L'atto rappresenta - nelle parole dello stesso presidente   Barroso -  "un passo avanti verso un'Europa degli imprenditori con meno burocrazia e maggiori incoraggiamenti per i 23 milioni di PMI in Europa".  La Commissione, attraverso l'Atto,  propone un vero e proprio partenariato politico tra l'UE e gli Stati membri al fine di sollecitare nei vari governi la disponibilità politica a riconoscere il ruolo centrale delle PMI nell'economia.    La proposta, inoltre, si inserisce di pari passo con i piani recentemente annunciati dal gruppo Banca europea per gli Investimenti finalizzati a modernizzare e a diversificare la gamma dei suoi strumenti a sostegno delle PMI.

Dal punto di vista "culturale" il presupposto che sta alla base dell'API  è la convinzione che la messa a punto di condizioni quadro ottimali per le PMI dipende in innanzi tutto   dal riconoscimento e dalla tutela del ruolo degli imprenditori da parte della società, siano essi attivi nell'artigianato, nelle micro imprese, nelle imprese a conduzione familiare o nell'impresa dell'economia sociale, e dal fatto che si renda attraente l'opzione di avviare una propria impresa. 

L'Atto sulle piccole imprese per l'Europa stabilisce alcuni principi che dovrebbero essere adottati al massimo livello politico nonché misure concrete destinate a rendere la vita più facile per le piccole imprese:

  • accrescere l'intensità di aiuti per le PMI e rendere più agevole per queste ultime beneficiare di aiuti per la formazione, la ricerca e lo sviluppo, la protezione ambientale e altri tipi di sussidi;
  • un nuovo statuto di società privata europea che consentirà di creare una "Società privata europea" (SPE) che opererà sulla base degli stessi principi uniformi in tutti gli Stati membri;
  • una nuova proposta in materia di IVA che offrirà agli Stati membri l'opzione di applicare aliquote IVA ridotte per i servizi forniti localmente;
  • per il 2009 è prevista una modifica della direttiva sui servizi di pagamento per assicurare che le PMI siano pagate entro il previsto termine di 30 giorni;
  • una nuova normativa che consenta una "seconda possibilità alle imprese fallite"  e che agevoli per queste imprese il ricorso ai finaziamenti pubblici;
  • l'impegno formale per la  riduzione del 25%  degli oneri amministrativi entro il 2012 (l'avvio di una nuova impresa dovrà richiedere al massimo una settimana di tempo)

Una ulteriore iniziativa collegata all'API, prevede di allargare anche agli imprenditori (o ai futuri imprenditori) i benefici del programma erasmus.

Nell'Unione Europea il 99% delle imprese risponde alle caratteristiche fissate per le PMI (aziende con un massimo di 250 dipendenti e un fatturato massimo di 50 milioni di EUR), ma la legislazione e le procedure amministrative in generale non fanno distinzioni sulla base delle dimensioni aziendali. Ne consegue che i 23 milioni di PMI  si trovano spesso a sottostare agli stessi requisiti amministrativi delle 41.000 grandi imprese europee. 

L'oro di Napoli

Tuload, di Vincenzo Moretti, non è un libro lineare. Racconta prima di tutto di un'Italia che non cambia, che non vuole cambiare. Della sfiducia crescente di molti cittadini verso la politica e l'impegno sociale. La fine della speranza di poter influire con il nostro impegno di cittadini sul futuro del nostro paese e la ritirata nel privato e nell'interesse particolare. Troppi vincoli, troppi ritardi, troppe occasioni sprecate. Eppure non tutto è perduto. La vera partita del nostro futuro secondo Moretti si gioca nel campo dell'educazione (scuola, università, formazione per tutto l'arco della vita). E' lungo questo percorso che è ancora possibile intervenire per creare dei cittadini responsabili, in grado di pensare e di capire con la propria testa. Insomma in grado di tornare a decidere il proprio futuro. E' lungo questo percorso che è ancora possibile, per ognuno di noi, azzerare tutto e ripartire (da qui il titolo del libro tuload). Da questo punto di vista, se parliamo di educazione e formazione, molto possono fare l'Unione Europea e gli sforzi da essa compiuti per modernizzare e uniformare i sistemi educativi di tutti i paesi membri, per creare dei cittadini capaci di sostenere i ritmi  e le esigenze di un'economia e di un mercato del lavoro in continuo cambiamento. Ma per quanto possano fare gli interneventi dall'esterno l'Italia deve trovare prima di tutto la forza per cambiare dentro se stessa e questa forza c'è. E c'è - e questa è la parte più straordinaria del racconto di Moretti - prima di tutto laddove meno te lo saresti aspettato.

C'è ad esempio nella Napoli stretta dalla morsa  della camorra; nella Napoli delle istituzioni latitanti; nella Napoli sommersa dai rifiuti e presa a schiaffi dal mondo intero. Da questa Napoli, la sua città, Vincenzo Moretti estrae camei, brandelli di vita vissuta, che dimostrano come la solidarietà dei cittadini e l'impegno di un parroco possono togliere dalla strada decine di ragazzi e dare loro un lavoro e un futuro (senza nessun contributo pubblico!); di come un gruppo di giovani professionisti invece di mettere le loro conoscenze tecniche e le loro capacità professionali a disposizione dei boss della camorra le utilizzino per insegnare la legalità ai propri concittadini; di quanto degli amministratori pubblici a dir poco disattenti potrebbero imparare semplicemente lasciando parlare dei bambiti con i loro disegni e le loro aspirazioni alla straordinarietà della normalità. Insomma questo libro ci dice che se è vero che camorristi, politici corrotti e affaristi (del sud e del nord) hanno rubato e depredato per decenni le ricchezze di Napoli e della Campania, non sono ancora riusciti a portarsi via il calore, la solidarietà, la voglia di vivere della sua gente. L'oro di Napoli non è ancora stato rubato. E' ancora li al suo posto, basta solo scavare un po' per trovarlo. E se per Napoli c' è ancora una speranza, allora anche  l'Italia può farcela.

Il libro è pubblicato su web. Per leggere Tuload e intergire con l'autore: http://tuload.wordpress.com.

18/06/08

Scuola e tecnologia, l'eredità di Bill Gates

Nel momento in cui Bill Gates sta per lasciare definitivamente la Microsof, il mondo dell'education si ferma a riflettere su quale sia stato il suo ruolo e quale impatto abbiano avuto la sua azione e le sue scelte per determinare il  modo in cui la tecnologia ha impattato  sulla scuola e sulla formazione.  I suoi fautori esaltano il ruolo avuto da Microsoft in questi anni per favorire la diffusione delle  nuove tecnologie digitali nelle scuole e nelle famiglie di tutto il mondo; mentre i suoi critici puntano il dito sul fatto che la stessa Microsoft avrebbe contribuito ad oberare di spese inutili milioni di utenti, di studenti, di professori e di scuole  sfruttando la sua posizione di monopolio e impedendo lo sviluppo di aziende e di soluzioni alternative ai suoi prodotti. Amato e detestato  come pochi altri è difficile che la sua persona lasci indifferenti.  Per questo  eSchool  news gli ha dedicato un articolo nel quale si riassumono le posizioni dei suoi sostenitori e dei suoi detrattori.

16/06/08

Accessibilità, per i disabili pubblicate in GU le norme per i contenuti digitali

È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 13 giugno (la n. 136/2008) il Decreto 30 aprile 2008 "Regole tecniche disciplinanti l'accessibilità agli strumenti didattici e formativi a favore degli alunni disabili". Il decreto detta le regole tecniche che disciplinano l'accessibilità agli  strumenti didattici e formativi. In altre parole si tratta delle norme che i produttori di contenuti per la didattica e la formazione devono rispettare ai fini di far rientrare i riapettivi prodotti all'interno delle  norme per l'accessibilità dei contenuti stabilite dalla legge Stanca (Legge n. 4/2004). Il provvedimento legislativo è accompagnato da due allegati:  allegato A (Linee guida editoriali per i libri di testo) e allegato B (linee guida per l'accessibilità e la fruibilità del software didattico da parte degli alunni disabili).

 

12/06/08

Meglio un libro o un corso online?

Il guru della web usability Jakob Nielsen, non crede nelle potenzialità dell'e.learning: "Molto meglio un libro, dichiara, oppure la classica lezione, dove il percorso narrativo è unidirezionale".  Da un lato (quello della comunicazione lineare tradizionale) è l'autore a determinare il percorso dell'apprendimento;  dall'altro il processo è invece incentrato sulle esigenze del discente. 

Per quanto riguarda l'apprendimento formale, quello veicolato dalle istituzioni scolastiche e che deve ottenere come risultato lo svolgimento di un determinato programma di studio, forse c'è una parte di ragione in quello che Nielsen afferma, ma rimane il fatto che fino a quando le istituzioni educative non saranno in grado di adeguare programmi e metodologie alle esigenze di conoscenza richieste per poter operare e lavorare nella moderna società dell'informazione, fino a quel momento appunto, l'apprendimento di tipo infomale, sul campo (e il campo oggi non può che essere la rete)  continuerà a svolgere un ruolo fondamentale nel processo di adeguamento delle competenze .

ps: per quanto mi riguarda ho imparato da Nielsen molto di più leggendo  i post del suo sito e la sua newsletter di quanto non abbia imparato leggendo i suoi libri.

04/06/08

144 consigli per realizzare oggetti formativi in modalità sincrona

L'associazione eLearning Guild (una delle più importanti associazioni di esperti e produttori di contenuti formativi digitali degli Stati Uniti ) ha pubblicato i risultati di un sondaggio condotto tra i propri associati per selezionare le tecniche operative e le soluzioni maggiormente adottate nel concreto per realizzare contenuti formativi digitali fruibili in modalità sincrona. Fra le categorie prese in considerazione dalla guida: la progettazione di presentazioni , corsi e seminari via web sincroni; produrre contenuti blended, oivvero fruibili in modalità mista sincrona e asincrona; come guidare i processi formativi in modalità sincrona; parlare in pubblico; la preparazione e la pianificazione degli aspetti tecnologici.
Il manuale è gratuito e scaricabile da qui.
(segnalato da Rapid Learning )

28/05/08

Eventi: la conferenza europea "e-Skills 2008"

A che punto è lo stato di attuazione  della comunicazione adottata dalla Commissione Europea  il 7 settembre dello scorso "Competenze informatiche per il XXI secolo: promozione della competitività, della crescita e dell'occupazione"? Una corretta applicazione della strategia adottata in quella occasione viene considerato unanimemente  un elemento centrale per il raggiungimento degli obiettivi delineati con la strategia di Lisbona.  Di questo si discuterà nella  conferenza "e-Skills 2008" che si terrà il 9 e il 10 ottobre 2008 a Salonicco. La conferenza è organizzata dalla Commissione Europea e dal Cedefop e consentirà un confronto sul tema fra esperti governativi, aziende del settore ICT, parti sociali, istituzioni accademiche e rappresentanti di tutte le realtà professionali, istituzionali e sociali interessate al tema :  si confronteranno buone prassi,  saranno presentati alcuni progetti in corso e si confronterannno i risultati ottenuti finora nei singoli paesi. Le pre iscrizioni per partecipare all'evento rimarranno aperte fino al 30 giugno.  Il sito della conferenza.

21/05/08

Università online e politiche pubbliche: due casi a confronto

Un gruppo di ricercatori svedesi ha realizzato una ricerca comparativa (segnalata da elearningeuropa.info) nella  quale vengono messe a confronto due importanti esperienze di iniziative pubbliche decise per  favorire la diffusione delle Net University. I due casi analizzati sono l'ormai famosa  UKeU (UK eUniversities Worldwide Limited) creata da governo Britannico e  che si è rivelata un clamoroso fallimento e la quasi contemporanea  iiniziativa voluta dal governo svedese, la Swedish Net University, che invece ha ottenuto lusinghieri  risultati ed è oggi un punto di riferimento per gli studenti svedesi.

La prima iniziativa prese il via nel febbraio del 200o quando il governo inglese, allo scopo di creare un sistema unificato attraverso il quale proporre soluzioni a distanza di istruzione universitaria attraverso la rete  decise di fondare appunto la UKeU, dotando l'iniziativa di un finanziamento imponente di denaro pubblico (62 milioni di sterline).  Nel febbraio del 2004, dopo che erano stati già spesi 50 milioni di sterline l'HEFCE, ovvero l'ente pubblico che aveva in carico la realizzazione del progetto, decise di chiuderlo definitivamente. L'anno dopo una commissione parlamentare istituita ad hoc, defini la UKeU  "un terribile spreco di denaro pubblico". 

L'iniziativa svedese  ha invece inizio nel gennaio del 2002. Anche in questo caso il governo decide di stanziare una cospicua somma di denaro   (470 milioni di corone) per creare la Swedish Net University. Ma al contrario della UKeU la  Net University svedese è ancora attiva e svolge un ruolo fondamentale come punto di accesso e di orientamento degli studenti che vogliono studiare online e li indirizza verso quelle quelle proposte formative (tra tutte quelle realizzate in autonomia da parte delle università svedesi)  che appaiono più adattte alle  specifiche esigenze del singolo studente.

L'esperienza svedese potrebbe essere a mio avviso facilmente mutuata con positivi risultati anche in Italia dove la realtà dell'elearning universitario  continua a  proporre  un rifiorire di nuove proposte da parte dei singoli istituti all'interno delle quali risulta difficile per il singolo studente che, per necessità o per scelta, decide di seguire un corso di laurea a distanza, compiere delle scelte ragionate.

Il paper con i risultati della ricerca.
Il sito della Net University.

Nova100